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apr 07 2011

Il difficile mestiere del Mastering Engineer (Part II)


COSA RENDE DIVERSO UN CD CREATO DA UNO STUDIO DI MASTERING?

Se l’ingegnere del mastering utilizza, sul vostro nastro, dei processi digitali, lui/lei si attiverà per mantenere il vostro suono nel dominio dei 24 bit fino allo stadio finale.


Un buono studio di mastering prova la risoluzione, distorsione, jitter e soprattutto la qualità sonora di ogni processore che usa, ascoltandoli su un’acustica superba usando eccellenti altoparlanti monitor.

PRIMA DELLA SESSIONE DI MASTERING/DITECI CIO’ DI CUI AVETE BISOGNO

Ogni genere musicale richiede un approccio diverso. A volte potreste trovare difficile comunicarci a parole quello che state cercando. Se non potete essere qui durante la sessione di mastering, dovremo fare un grande sforzo per capire cosa la vostra musica ci stia comunicando. Siete invitati a suggerirci o consigliarci CD di musica che suonino in modo simile al risultato che volete ottenere.

MASTERING CONTRO MISSAGGI


Il Mastering richiede una “testa” completamente diversa dal missaggio.
Il Mastering è l’arte del compromesso; sapere cosa è possibile e impossibile, e decidere su cosa è più importante per la musica.
Alcuni clienti inviano un CD dimostrativo “pseudo-master”, che illustri i loro obiettivi. Sia che non vi piaccia questo genere, sia che lo troviate piacevole, studiate con attenzione le caratteristiche di ciò che vi hanno dato da ascoltare. Durante il mastering, fate riferimento al mix originario; siate certi di non “riparare” ad errori commessi in partenza. Non c’è una “taglia-unica”, e per ogni brano è necessario partire da zero. In altre parole, passando ad un nuovo brano, escludete tutti i processori, e ascoltate il brano nella sua interezza, per confermare se sia necessario percorrere la stessa strada o una strada diversa rispetto al brano precedente.COSA E’ SBAGLIATO NEI MONITOR NEAR-FIELD?

Il monitoraggio near-field è stato inventato per ovviare ai problemi di acustica di una control-room scadente, ma è ben distante dalla perfezione. In molte control-room, con grandi console e rack, il suono di questi grandi diffusori “ideali” rimbalza sulle loro superfici, abbassando la qualità di riproduzione. Non può essere trascurata neppure la riflessione del retro della console. Come con i trattamenti acustici, non è possibile eludere le leggi fisiche, qualche frequenza sarà comunque riflessa. Superfici ravvicinate, specialmente quelle delle console, causano un filtro a pettine, con picchi e abbassamenti nella risposta in frequenza.
L’ingegnere deve cercare di compensare i problemi effettivamente derivanti dall’acustica del sistema di monitoring; il risultato sono registrazioni con bassi esagerati o poveri, picchi o buchi in gamma media, cassa esplosiva, e così via.
Il suono percorre più di una strada per andare dai diffusori alle vostre orecchie – il percorso diretto e uno o più percorsi riflessi, in special modo la riflessione della console.
Il percorso riflesso è talmente problematico che è praticamente impossibile posizionare tali monitor ignorando una fondamentale regola dell’acustica: la lunghezza del percorso dell’onda riflessa verso l’ascoltatore deve essere almeno 2 o 3 volte la lunghezza del percorso dell’onda diretta. Pochi monitor near-field passano il test di “larghezza di banda e compressione”. Praticamente nessuno possiede una risposta alle basse frequenze sufficiente a dare un giudizio su problemi subsonici, e sono pochi a tollerare i veloci transienti e livelli di potenza musicali senza comprimere il suono. Se i vostri monitor sono compressi, come pensate di poter dare un giudizio sull’uso della compressione?
I monitor near-field esagerano il grado di riverbero e di separazione stereo delle registrazioni. Spesso i clienti sono sorpresi nell’ascoltare quanto il riverbero dei loro cantanti sia forte rispetto a quanto pensassero, e il suono meno stereofonico di quanto si poteva ascoltare su un sistema di monitoring più normale. Certo, i migliori ingegneri del mix hanno imparato come lavorare con monitor near-field, compensando mentalmente le loro mancanze, e in questo sono dei maestri.

SUBWOOFERS

I subwoofers, o quei diffusori ideali che sono fondamentali in un buon studio di mastering. I picchi delle P vocali, vibrazioni a bassissima frequenza del pavimento e dei microfoni e altre distorsioni sarebbero perse senza subwoofer, non ultime le note inferiori del basso.
Un’appropriata taratura del subwoofer richiede esperienza e apparecchiature specializzate. Ho visto troppi studio avere i sub posizionati in modo approssimato, normalmente “troppo presenti”, nel vano tentativo di impressionare il cliente.

LIVELLO DI ASCOLTO/MONITORAGGIO E FLETCHER-MUNSON

C’è una spiegazione scientifica nell’evitare monitoraggi a volumi troppo alti.
Fletche-Munson equivale a dire che l’intensità sonora percepita dell’orecchio umano non segue un andamento lineare in bassa frequenza. Più un monitor suona forte, più siete portati a pensare che il vostro brano abbia troppa energia in bassa frequenza. Non importa quanto suona bene il vostro monitor, se lo alzate in poco tempo, ecco che aumenterete leggermente anche i bassi del vostro brano, e viceversa.

L’ORECCHIO E’ IL GIUDICE FINALE.

Materiale sonoro ad ampio spettro in frequenza, quale musica classica, musica folk, anche il jazz ed altri stili, sono a volte masterizzati senza alcun processo dinamico. In questi casi, dovreste vedere il misuratore stare ben al di sotto dello 0. Questo non è un problema se l’ascolto avviene ad un livello adatto alle nostre orecchie. Qualche ingegnere del mastering lavora su musica ad ampio spettro, ricalibrando i misuratori a -20 dBFS=0 VU, oppure facendo attenzione che il misuratore rimanga ben sotto i 0 VU per buona parte del tempo.
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